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lunedì 05 luglio 2021

AUTOLESIONISMO E ADOLESCENTI

COS’E’ L’AUTOLESIONISMO NEI GIOVANI E COME CURARLO

TAGS: Genitori, Crescita personale, Disagio adolescenziale, Comunicazione, Figli, Psicoterapia, Benessere

“Si sedette di spalle alla parete, si rimboccò la manica della camicia da notte ed esaminò alla luce della torcia i segni rimasti sul braccio dall’ultima volta, scure ferite a zig zag ancora visibili ma in via di guarigione. Con un piccolo brivido di paura, che esprimeva anche l’imminente sollievo, posò la lama a metà dell’avambraccio e incise la carne. Una fitta cocente, lancinante, e subito sgorgò il sangue (…) La lama risucchiava il dolore dei suoi pensieri disperati e li tramutava in animalesco bruciore di nervi e pelle: a ogni taglio, sollievo e liberazione.”

Le parole tratte dal libro «Il seggio vacante» di J.K. Rowlings, e descrivono un’adolescente che, di nascosto da tutti, si taglia le braccia con una lametta.

COS'è L'AUTOLESIONSIMO?

Con autolesionismo si intende il danneggiamento volontario del proprio corpo attraverso lesioni autoinflitte. L’autolesionismo è molto diffuso tra gli adolescenti e i giovani adulti e si verifica generalmente tra i 13 e i 14 anni. L’autolesionismo in adolescenza è spesso associato a:

  • depressione
  • stress
  • ansia
  • disturbi della condotta
  • abuso di sostanze
  • relazioni familiari disfunzionali
  • isolamento sociale
  • basso rendimento scolastico.

All’interno del DSM V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) è presente l’autolesionismo non suicidario e comprende diversi comportamenti e condotte relative al procurarsi un danno fisico legate alla sperimentazione di sensazioni dolorose. Di seguito tre diverse tipologie di autolesionismo:

- Cutting: tagliarsi con un oggetto affilato;
- Burning: provocarsi bruciature o ustioni;
- Branding: marchiarsi con oggetti roventi.

L’autolesionismo non suicidario è volontario e si tratta di metodi non mortali e per tale ragione si distingue dall’atto suicidario. Nonostante ciò, il rischio a lungo termine di tentativi di suicidio è aumentato soprattutto negli adolescenti.

Per quanto si tratti sicuramente una manifestazione di disagio acuto, l’autolesionismo degli adolescenti ha delle caratteristiche particolari. Si tratta di lesioni multiple nella stessa posizione, tipicamente in una zona accessibile che comunque tendono a tenere nascosta (p. es., avambracci, cosce ecc.). Il comportamento è spesso ripetuto, con conseguenti ampi schemi di cicatrici.

AUTOLESIONISMO NEI GIOVANI: PERCHè FARSI MALE?

Il termine autolesionismo racchiude in se una diversa gamma di vissuti e comportamenti. In generale però si può affermare che qualsiasi condotta autolesionistica  ha la finalità di spostare la propria attenzione sul dolore fisico, non occupandosi di quello emotivo, da cui alla fine genera tutto.

“Uccido il mio corpo poiché esso mi uccide”  (Platone in Favazza, 2011).

 Sono molti gli studi che hanno cercato di indagare i perché di queste pratiche. Di seguito un elenco delle possibili cause:

  • Autolesionismo per sentirsi vivi
    in questo caso l’autolesionismo potrebbe essere utilizzato per provare a sentirsi e provare la sensazione di esistere; perdere la sensazione di esistere è peggio che morire: non sentirsi vivi è intollerabile; ecco perché l’autolesionismo può diventare un processo che dà sollievo, calma e tranquillità
  •  Autolesionismo per comunicare
    in questo caso la condotta autolesionistica potrebbe essere vista come un modo per comunicare con il proprio corpo
  •  Autolesionismo come strategia per regolare le emozioni
    in questo caso l’autolesionismo potrebbe essere vissuto come un modo per regolare le emozioni; per liberarsi da una grande sofferenza emotiva e quindi dalle emozioni negative (es dolore, la rabbia), e trovare uno sfogo senza dolore. L’Obiettivo è quello do ritrovare la calma e provare a ri – organizzare un sé frammentato
  • Autolesionismo e la ricerca del dolore per stare bene
    da un punto di vista neurofisiologico il dolore stimola la produzione di adrenalina, inoltre esiste qualche evidenza biologica che l’atto autolesionistico possa rilasciare nel cervello oppiacei naturali e altre sostanze chimiche, creando una dipendenza e un ciclo di astinenza.

COME CURARE L’AUTOLESIONISMO NEI GIOVANI?

É fondamentale la presa in carico terapeutica e, se necessario, l’utilizzo della farmacoterapia. La psicoterapia è fondamentale per far si che il paziente comprenda le emozioni e gli stati d’animo vissuti e trovare insieme delle strategie per la regolazione delle emozioni e strategie comunicative diverse con il proprio corpo.

Se desideri approfondire l'autolesionismo nei giovani e ricevere maggiori informazioni su come la psicoterapia può aiutare, contattami.


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